Paolo FLORES D’ARCAIS

A CHI APPARTIENE LA TUA VITA?

Paolo FLORES D’ARCAISA

CHI APPARTIENE LA TUA VITA?

Ponte alle Grazie


Stefano RODOTÀ

PERCHÉ LAICO

Laterza


Partono da presupposti simili ed esprimono le stesse preoccupazioni i libri di Paolo Flores d’Arcais e Stefano Rodotà: che il nostro Stato non rispetti la Carta costituzionale e i trattati internazionali sottoscritti anche dal nostro Paese, che il papa e le alte gerarchie della chiesa cattolica abbiano assunto, nei confronti del nostro Paese, quello che Flores d’Arcais definisce un atteggiamento cattokomeinista e che manchi, in Parlamento, una forza in grado di rivendicare energicamente la laicità del nostro sistema.

I casi di Piergiorgio Welby prima e di Eluana Englaro poi hanno messo in luce una chiara volontà di sottoporre la Costituzione a una revisione che rispetti prima di tutto il dettato vaticano. Di fronte all’articolo 32 della Costituzione che recita: “Nessuno è obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e che comunque “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” prevedendo trattamenti coatti soltanto nel caso in cui sia messa in pericolo la sicurezza altrui (vaccinazioni e ricoveri di malati mentali in caso di estrema pericolosità); di fronte alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo che stabilisce che “ogni individuo ha diritto alla vita, alle libertà ed alla sicurezza della propria persona”; di fronte alla convenzione di Oviedo in base alla quale “un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato”, i casi di Welby ed Englaro sono stati affrontati con logiche che non ne hanno tenuto minimamente conto.

Non solo: in Parlamento è in discussione un disegno di legge che espropria il paziente di ogni possibilità di decidere se prolungare le cure oppure, per qualsiasi motivo lo decida, chiedere che vengano sospese. Una legge che abbandonerebbe a inutili torture chi Guido Ceronetti ha definito “privo di morte e orfano di vita” È chiara la matrice cattokomeinista che non soltanto vuole imporre la propria legge a uno Stato laico ma soprattutto a chi è ateo o appartiene ad altre chiese, come i Testimoni di Geova che rifiutano le trasfusioni o i Valdesi che accettano l’eutanasia. Contraddicendo, inoltre, parole di Pio XII e di Paolo VI che, di fronte all’impossibilità di curare senza aumentare il dolore del paziente avevano dato un’interpretazione più ampia al termine “curare” e parere favorevole alla cessazione delle sofferenze.

Ma se il Parlamento sta dimostrando di essere succubo o incerto su questi temi, i cittadini italiani hanno dimostrato, rispondendo a sondaggi e manifestando pubblicamente, di non aver nessuna intenzione di sottostare a leggi integraliste che non li rispettano.

Come sottolinea Rodotà, “abbiamo bisogno di chiarezza, di rifiuti di travestimenti, di chiamar le cose con il loro nome. Per questo non è tempo di laicità flebile, timida, devota. È tempo, pieno e difficile di laicità senza aggettivi o, se vogliamo comunque definirla, semplicemente democratica”.

Una laicità che tuteli i cittadini non soltanto sul fine vita e sul testamento biologico ma sui diritti fondamentali di espressione, sui temi della procreazione, della scuola, dell’espressione religiosa, sulla scelta della propria vita famigliare, sulle scelte sessuali.

Di fronte a un autoritarismo sempre più pericoloso per la nostra democrazia e la nostra vita, i libri di Rodotà e di Flores d’Arcais offrono spunti, riflessioni, denunce, prese di posizioni forti che possono aiutarci a organizzare una difesa informata, una resistenza cosciente per salvaguardare principi che si sono faticosamente raggiunti e di cui sarebbe criminale rischiare di farsi scippare.

gabriella bona

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