Claudio BRACHINO – Barbara BENEDETTELLI
I DELITTI DEL CONDOMINIO
Cairo Editore
C'erano una volta i vicini di casa, persone su cui sapevi di poter contare, per un piacere, un uovo, uno sguardo ai bambini mentre ti dovevi allontanare da casa. “ Oggi attraversi un portone, sali le scale e ti trovi davanti una serie di porte chiuse ” scrive Massimo Picozzi nella prefazione a “I delitti del condominio – Storie di vicini che ammazzano”. Ma dietro quelle porte chiuse, dietro quella riservatezza che è spesso egoismo e indifferenza, possono nascere pensieri, sospetti, dispetti, denunce. Il 10 giugno 2007 il Corriere della Sera riporta la situazione in Lombardia: “ quattro denunce al giorno per liti tra vicini di casa, un numero superiore a quelle per scippi e furti ”. Pare che la convivenza civile sia ormai un lontano ricordo. Si litiga per tutto e, come si scopre tra le pagine del libro, molto spesso “ per futili motivi ”: il cane che abbaia, il bambino che piange, un parcheggio conteso. E per futili motivi non soltanto si litiga e si denuncia ma si arriva ad ammazzare.
Vicini non soltanto di casa, come nel caso dei coniugi di Erba, ma anche vicini negli affetti: è il caso di Perugia dove, da un anno e mezzo, si cerca l'assassino di Meredith Kercher tra il gruppo di amici con i quali divideva il suo tempo, quello dello studio e del tempo libero. O come nel caso di Simonetta Cesaroni, uccisa nel 1990 a Roma, in un palazzone in cui stava lavorando, e il cui assassino, che le indagini indicano molto probabilmente come una persona che conosceva la ragazza e in cui Simonetta poteva avere fiducia, non è ancora stato scoperto dopo quasi vent'anni.
Quello che sconvolge, leggendo queste storie e tutte quelle che appaiono ogni giorno sui giornali, è la “ normalità ” degli assassini, i vicini che sostengono che tra marito e moglie non avevano mai sentito un litigio, che tra vicini sembrava ci fosse serenità, che tra fidanzati sembrava tutto amore: “ vite normali, con i centrini di pizzo sotto i vasi del tinello ”. Vite nelle quali non si è mai visto un segno che abbia potuto annunciare il mostro in cui gli assassini si sono di colpo trasformati.
Coabitazione forzata in enormi edifici dalle pareti sottili che negano intimità e tranquillità, calo del senso civico e morale, indifferenza e mancanza di un desiderio di amicizia e di condivisione, sottovalutazione di sintomi di disagio come nel caso di Dino Alunni Fegatelli che nel 2006 uccise Rina Santini e che deteneva diverse armi in casa nonostante fossero chiari i suoi disturbi psichici e che la situazione fosse stata più volte segnalata: invidie, gelosie, vecchie ruggini e nuove rabbie e persone che muoiono perché hanno detto una parola di troppo o per una banale incomprensione. E bambini che muoiono senza avere colpa di niente, sterminati senza possibilità di un futuro. Troppi morti: il libro è un racconto ininterrotto di fatti che costringono a ragionare, a guardarci intorno, a tentare di scoprire e vedere segnali, a provare a rendere più serena e civile la vita nostra e di coloro che ci stanno intorno.
gabriella bona