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Paolo RUMIZ

L'ITALIA IN SECONDA CLASSE

Feltrinelli

Settemilaquattrocentottanta: tanti sono i chilometri che percorre, in 120 ore, la Transiberiana dagli Urali a Vladivostok. La stessa distanza percorsa da Paolo Rumiz e Marco Paolini per attraversare l'Italia, dalla Sardegna alla Sicilia e poi su, verso il nord, procedendo a zigzag tra il Tirreno e l'Adriatico e da ovest e est attraverso la pianura padana, in seconda classe, quasi sempre su linee secondarie, in 20 giorni. Un viaggio tra storia, letteratura, musica, natura, persone, storie, stazioni abbandonate, ritardi: un “ viaggio tra rami secchi e linee minori che è un'operazione rivoluzionaria. A caccia di un'Italia minore che scompare ”. Già sono scomparse tante linee, “dismesse” le chiamano, in questo paese strano: “ nessun popolo come gli italiani – scrive Rumiz – ha costruito tante ferrovie per gli altri e nessun popolo ignora tanto le ferrovie proprie ”.

Il treno, a parte i superveloci, è diventato simbolo della povertà. Si preferisce spostarsi in macchina o in aereo. La privatizzazione ha portato a una drastica riduzione dei costi: non ci sono più soldi per la manutenzione, per il personale, per le stazioni, per tagliare i rami degli alberi lungo la ferrovia. Trenitalia è un'azienda, chi viaggia è un cliente e se “ noi rifiutiamo i flussi veloci, il sistema rifiuta noi ”.

Guardando in faccia il degrado e l'abbandono, le ferrocronache estive della Transitaliana raccontano, giorno dopo giorno, una rete ferroviaria sempre più ridotta e spesso impraticabile (e chi viaggia con la bicicletta al seguito lo sa bene: a noi sono destinati i treni lenti e le tratte semidimenticate), stazioni trasformate in supermercati, dove “ sono spariti anche i panini al salame […] e ormai si paga anche per fare la pipì ”.

Sono lontani i tempi dei concorsi tra stazioni per il miglior giardino ornamentale. Oggi non c'è più neppure il personale, le chiamano “impresenziate” queste stazioni abbandonate che sono diventate delle semplici fermate. Del giardino non c'è traccia, come di assistenza ai viaggiatori.

Il treno, che in passato ha unito l'Italia, che ha fatto sognare, che è stato protagonista di canzoni e poesie, ormai è l'ultimo tra i mezzi di trasporto.

Senza speranza? Forse no, se si pensa a viaggiare in modo diverso, se il viaggio diventa, come per Rumiz e Paolini, lo scopo e non il mezzo per raggiungere un altro posto. Se il viaggio diventa scoperta, conoscenza delle persone e dei posti che si incontrano e si attraversano, se l'obiettivo è viaggiare e non arrivare chissà dove.

A me questo libro ha fatto venire una gran voglia di salire su un treno, con la mia bici, e andare incontro a posti nuovi, dove fermarmi, girare, scoprire, per poi tornare ad aspettare il convoglio successivo, per continuare a viaggiare. Spero che saremo in tanti.

gabriella bona

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