Alan SILLITOE
LA SOLITUDINE DEL MARATONETA
Edizioni minimum fax
Un libro che è una sorpresa a ogni pagina: perché “La solitudine del maratoneta” è stato ripubblicato in occasione del cinquantesimo anniversario della prima uscita. Eppure lo stile con cui è scritto è sorprendentemente moderna, i personaggi, le situazioni, le atmosfere non dimostrano mezzo secolo di vita. Ma soprattutto il racconto mette in evidenza la lentezza con cui la società si evolve: si parla spesso della modernità, di come la vita sia cambiata nel corso degli anni. Purtroppo la parola è sempre di coloro che questo mutamento lo hanno vissuto, di coloro che ne hanno avuto vantaggi. Le classi più basse, quello che un tempo era definito sottoproletariato (certe parole sono cadute in disuso ma non sono state sostituite, mentre la realtà che rappresentavano è rimasta tale e quale), quelli che vivono nei sobborghi delle grandi città industriali, negli slums, di queste trasformazioni hanno usufruito poco o niente, sono rimasti lì, con i loro problemi di case fatiscenti, di lavoro precario e di disoccupazione, di alcolismo e di droga, di famiglie a pezzi, di figli che crescono senza attenzioni, di abbandono scolastico precoce. E tanta solitudine, quella che Sillitoe racconta nel suo libro, ambientato nella periferia di Nottingham, quella che, come ricorda Paolo Giordano nella prefazione, i Beatles raccontarono in “Eleanor Rigby” nel 1966, in una Liverpool delle periferie, uguali e ugualmente disperate in tutto il mondo.
“Sillitoe – scrive ancora Giordano - fa parte del ‘Noi’ che è cresciuto nell’esercito dei fuorilegge, ha trovato nella scrittura il suo strumento di lotta”. Non tutti hanno avuto la possibilità di incontrare la letteratura, di lasciarsi appassionare dai libri (anche se in isolamento in un ospedale dove, per curare la tubercolosi contratta in Malesia durante la guerra, ha imparato a occupare le ore leggendo), non tutti hanno potuto emanciparsi dalla vita in una famiglia povera, numerosa, spesso alla disperazione.
Quello che si percepisce chiaramente nel libro, che affascina e coinvolge, è la sensazione di ascoltare chi è stato immerso, sommerso, da una certa realtà, che è riuscito ad allontanarsene ma senza rinnegarla: i compagni di infanzia, la povertà, la violenza, il mondo operaio, la disoccupazione e quella solitudine in cui ci si trova immersi anche in mezzo a tanta gente sono i protagonisti dei racconti che possiamo leggere ne “La solitudine del maratoneta”. I tentativi, spesso falliti, spesso disastrosi per uscire dalla propria situazione trovano voce, emergono da un tessuto sociale che, normalmente, non ha la possibilità di raccontarsi, di farsi conoscere, di emergere. Sillitoe lo fa, con una scrittura limpida, originale, forte. I suoi racconti sono ceffoni in faccia a una società che non vuole vedere i problemi, la disperazione, la povertà e che approfitta della propria posizione per raccontare una società diversa, molto diversa da quella reale, quella che comprende tutti, non soltanto i pochi fortunati che possono parlare di sé, facendo finta che gli altri non esistano, se non come un problema.
gabriella bona