AA. VV.
IL MESTRIERE DI RIFLETTERE
Azimut
Leggiamo spesso libri tradotti da altre lingue ma nella nostra memoria rimangono impressi soltanto il titolo e il nome dell'autore. Il lavoro duro, faticoso, talvolta al limite dell'impossibile del traduttore passa il più delle volte inosservato. “ È sorprendente – scrive Chiara Manfrinato nella prefazione a “Il mestiere di riflettere – quanto poco gli altri sappiano di questa professione poco considerata, vagamente snobbata e spesso bistrattata ”.
È nata così questa antologia di testi scritti da traduttori, per una volta finalmente autori, che tenta di mettere in rilievo “ un lavoro che consiste nel riflettere e rimandare, in bellezza e fedeltà, un lavoro che è un piccolo miracolo durante il quale un libro diventa altro pur restando se stesso ”.
Diversi metodi, diverse lingue, diverse strategie: ognuno sceglie una via diversa per realizzare la miglior traduzione possibile non soltanto delle parole ma anche delle situazioni, delle mentalità spesso molto lontane tra l'originale e l'opera tradotta.
Un lavoro, quello del traduttore, che rimanda alla solitudine, al silenzio, alle meditazioni profonde e ancora sempre attuali di uno dei più grandi traduttori italiani, Luciano Bianciardi. Ma oggi, grazie alle nuove tecnologie, ai siti, alla posta elettronica, alla possibilità di fare ricerche in internet, il lavoro di traduzione è cambiato, senza diventare più facile, perché continua a essere difficile e faticoso, soprattutto nell'esigenza di essere il più possibile “invisibile”. Il traduttore viene paragonato all'attore che deve calarsi completamente nel personaggio che è altro da sé, rappresentarlo senza coprirlo, offrendo se stesso come tramite.
Di fronte ai pochi riconoscimenti che “ nella vita dei traduttori sono rari e casuali ”, rimane la gioia di aver dato il meglio per un libro particolarmente amato, quello che quasi tutti gli autori di “Il mestiere di riflettere” portano come emblema del proprio lavoro. Perché, come scrive Laura Prandino, è particolarmente “ frustrante e faticoso tradurre un libro brutto, scritto male ”.
Tantissimi sono i temi affrontati nel libro, di natura professionale e personale – come i rischi del lavoro a quattro mani che affianca non soltanto due professionalità ma due persone e due sensibilità. Sono spunti di riflessione non soltanto per chi svolge o vuole iniziare la professione di traduttore ma anche per chi desidera vedere, dal prossimo libro tradotto che inizierà a leggere, un mondo più ampio intorno a quelle pagine, per riflettere, capire e apprezzare chi gli permette di conoscere letterature lontane, scritte in lingue che non conosce, per ringraziarlo, alla fine, del lavoro che ha fatto, andando almeno a leggerne il nome.
gabriella bona