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Gian Luca FAVETTO

LE STANZE DI MOGADOR

Valerio VARESI

IL PAESE DI SAIMIR

Edizioni Ambiente


Damir Babic è un fotografo di Sarajevo. Ama viaggiare, fotografare, è in Sicilia per un reportage sulle sculture di don Filippo, migliaia di teste, di volti, di corpi scolpiti nella pietra rubata alla montagna. È il protagonista di “Le stanze di Mogador”.

Saimir arriva dall’Albania, ultimo fratello di una famiglia numerosa, nella Bassa padana trova un lavoro nell’edilizia: clandestino, assunto in nero, rimane incastrato sotto i detriti di un palazzo di quattro piani crollato durante la ristrutturazione, incredibilmente vivo, in attesa dei soccorsi. È la storia raccontata ne “Il paese di Saimir”.

Favetto e Varesi, nei loro romanzi pubblicati da Edizioni Ambiente, nella collana Verdenero- Noir di ecomafia, raccontano un’Italia illegale, piena di contraddizioni, di sfruttamento, di inquinamento, di donne e uomini abbandonati a un destino di violenza e di morte. Due libri che parlano di guerra, di fughe, ma anche di sogni, di speranza, di voglia di vivere che si scontrano con la realtà quotidiana.

Damir, nel suo amore per i viaggi, nel suo curioso girovagare si trova di fronte a una nave spiaggiata, un esercito di uomini al lavoro, di notte, senza permessi, senza misure di sicurezza, in mezzo a sostanze altamente nocive. “Secondo una stima della Commissione Europea – leggiamo nella scheda di Antonio Pergolizzi che accompagna il libro – ogni anno, in tutto il mondo tra 200 e 600 grandi navi cargo […] vengono smantellate e smontate pezzo per pezzo. […] Nel 2010 la cifra raddoppierà, visto che entrerà in vigore il divieto di navigazione per ben 800 navi cisterna a scafo singolo”. Durante la demolizione gli operai vengono a contatto con olii esausti, vernici, amianto ma soltanto il 30% viene demolito rispettando norme di sicurezza e ambientali.

Saimir ha 17 anni, il suo unico viaggio lo ha fatto dall’Albania per fuggire dalla miseria. Ha trovato compagni, clandestini come lui, e un capomastro che li fa lavorare. Non ha trovato il paese che aveva sognato davanti alla televisione e ha subito capito “che la miseria mette tutto sullo stesso piano e la morale era un lusso che loro non si potevano permettere. Aveva capito che […] la lotta quotidiana per la sopravvivenza avrebbe cancellato ogni solidarietà”. Padroncini arricchiti, operai fantasma, immigrazione, prostituzione, ricatti, paura, morte, clandestini “che muoiono di lavoro – leggiamo nella scheda conclusiva del libro – e se a morire nei cantieri sono questi ultimi, accade pure che i loro corpi vengano occultati […] fantasmi due volte, da vivi e da morti”.

Due romanzi belli e duri, pieni di sofferenza, di denuncia, inseriti in un progetto importante, quello di Edizioni Ambiente, che vuole mettere in luce il degrado del nostro paese, le leggi non applicate, la prepotenza, lo sfruttamento, la mafia che si allarga a tutto il paese, a tutte le attività.

gabriella bona

 

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