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Cosimo ARGENTINA

BEATA IGNORANZA

Fandango

Scrivono, scrivono tutti, fanno statistiche, danno consigli, fanno leggi e decreti: della scuola tutti sembrano sapere tutto, ancor più quando si parla di precari. Perché nella scuola il precariato – come racconta Cosimo Argentina nel suo “Beata ignoranza” – può durare all'infinito e ogni stagione scolastica si apre con l'arrivo in provveditorato di vecchietti incanutiti – dal precariato più che dall'età – mischiati a insegnanti di ogni età, tutti nell'attesa di una cattedra e nella speranza che prima o poi arrivi l'inserimento in ruolo.

Il precariato, così faticoso per chi insegna, così disprezzato dai genitori (“ mio figlio in tre anni ha cambiato tre insegnanti ”), così poco produttivo per gli studenti che ogni anno devono cambiare metodo di studio e di lavoro, offre però al precario la possibilità (ne farebbe volentieri a meno ma visto che c'è la utilizza per approfondire le proprie conoscenze) di conoscere scuole diverse (Argentina in vent'anni ne ha frequentate una ventina, tra Puglia e Lombardia), tantissimi colleghi e maree di studenti (affettuosamente ribattezzati dall'autore “la dolce marmaglia”). Intanto ci si sposa, si fanno figli, si riempiono montagne di moduli e si continua ad aspettare e a sperare.

Argentina è nato a Taranto nel 1963 e vive in Brianza dal 1990, è laureato in giurisprudenza e ha insegnato diritto in quasi tutti i tipi di scuola, dal liceo scientifico alle scuole professionali. All'attività di insegnate affianca quella di scrittore. Con questo libro, pieno di impegno civile, ci porta nelle aule, nei corridoi, nelle sale insegnanti, negli uffici di presidenza di una scuola sempre più alla deriva, sempre più vittima di tagli scriteriati e di una totale mancanza di un progetto serio e complessivo, tra “ tentativi di sabotaggio complessivo di ciò che va bene e di ciò che potrebbe andare meglio ”. L'ironia con cui Argentina affronta l'argomento (“ ho iniziato a insegnare nell'88 e avevo 25 anni e i ragazzi di quarta avevano 17 anni e quelli di prima ne avevano quattordici. Oggi ne ho 45, di anni, ma loro sono degli immortali […] le ragazze di quarta C infatti hanno anche quest'anno 17 anni e le ragazze della prima C hanno 14 anni ”) e la scrittura vivace, puntuale ed essenziale fanno di “Beata ignoranza” un testo fondamentale per capire come si è ridotta la scuola italiana.

Possiamo sperare che lo leggano tutti: presidi, insegnati, genitori, studenti e coloro da cui dipendono i loro destini, prima di tutto i ministri?

gabriella bona

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