OCCHI A MANDORLA

 

Matteo sognava di giocare a pallone.
Alla sera, appena si addormentava, un prato nasceva davanti a lui, verdissimo e pieno di fiori.
Matteo correva e spingeva il pallone attraverso l’erba profumata, da ogni angolo arrivavano i suoi compagni di scuola, quelli che giocavano a calcio nel cortile, durante l’intervallo, e nella zona pedonale, al pomeriggio, nel centro della città davanti al negozio dove la sua mamma vendeva articoli sportivi.
Correvano insieme, ridevano, si chiamavano, lanciavano il pallone attraverso i prati, lungo il bosco di castagni, fino al paese vicino. Poi, arrivati alla piccola chiesetta diroccata, ritornavano indietro, verso la città. Si fermavano al campetto, per una nuova partita.
Matteo si metteva in porta, indossava i grossi guantoni da Topolino e parava tutto. I tiri velenosi dei ragazzi più grandi di lui si fermavano sulle sue mani, Matteo baciava il pallone e lo ributtava ai suoi compagni. Un gattino che non ha paura di nessuno, e gli piaceva dimostrarla questa sua bravura, questa sicurezza. I compagni sapevano quanto valeva e lo abbracciavano contenti ogni volta che salvava la loro porta dal tiro di uno di quei grandoni.
Matteo sognava la partita con le compagne dell’altra classe, quelle ragazzine carine e gentili nelle ore di scuola che sapevano trasformarsi in ragazzacce piene di energia e di grinta non appena vedevano un pallone.
Sognava Beatrice, la ragazzina con i capelli neri e gli occhi a mandorla che veniva verso di lui, pallone al piede ma continuando a sorridere, che tirava verso la sua porta e il pallone che entrava perché lui le stava correndo incontro, per abbracciarla, per sfiorare con i suoi guantoni i capelli spettinati dal vento. Le ragazzine e i ragazzini si guardavano e sorridevano: il loro amore era così tenero che non aveva importanza aver fatto o subito un gol. Si fermavano a guardarli, con tenerezza.
Matteo si è appena svegliato, ha ancora il sorriso sulle labbra. Dalla grande finestra della sua camera entrano il profumo del gelsomino e il cinguettio dei passerotti. Sorride, tra poco vedrà Beatrice e le sfiorerà i capelli, adesso perfettamente pettinati e lei gli sorriderà, mentre cammina verso il suo banco.
La mamma entra in camera, gli sorride e lo bacia sulla fronte, poi lo aiuta a scendere dal letto e a sedersi sulla sedia a rotelle.

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