PIOGGIA

Si era svegliata prima degli altri, come tutti i giorni, aveva guardato dalla finestra della cucina ma era ancora troppo buio per capire come sarebbe stata la giornata, per ora non pioveva ma non riusciva a capire se ci fossero ancora le nuvole minacciose del giorno prima o se il vento della notte le avesse portate via. Strinse la cintura in vita, quel tessuto sintetico aveva l’abitudine di scivolare, lasciando l’allacciatura lenta e scomoda per i primi lavori della giornata. Prese il latte dal frigorifero, la scatola dei biscotti, mise la caffettiera sul fornello, poi svegliò il resto della famiglia. Il marito, come sempre, brontolò mettendo la testa sotto le coperte ma subito dopo abbandonò il letto e, passando, la sfiorò con un bacio distratto. Da quanto tempo non facciamo l’amore? si chiese Annalisa ma lasciò perdere, non c’era tempo per pensarci, adesso.

Marco era già sveglio, quel bambino non si capiva mai quando dormisse, andava a letto tardi, si svegliava mille volte e al mattino era quasi sempre in piedi quando entrava nella sua camera. Gli diede un bacio sui capelli, la colazione è pronta. Mentre il marito canterellava sotto la doccia, si appoggiò all’armadio della cucina a guardare il piccolo che mangiava. Cresce, ha già otto anni e non parla mai. Gli chiese come aveva dormito, che cosa aveva sognato. Rispose con brevi sorrisi e un piccolo rivolo di latte gli scese sul mento.

Prese il caffè col marito, in silenzio si passarono la zuccheriera e la scatola dei biscotti, poi il marito tornò in camera a vestirsi e Annalisa seguì Marco per aiutarlo a prepararsi. Li salutò e dalla finestra li seguì mentre si dirigevano verso l’automobile. Non c’erano più le nuvole grosse e nere ma la giornata sembrava destinata a rimanere triste e grigia. Tornò a letto e dormì ancora per un’ora, al resto avrebbe pensato dopo.

Quando si alzò il tempo era peggiorato, le nuvole erano più dense e pioveva di nuovo. Prese un sacchetto di pane dal congelatore e lo appoggiò sul termosifone, nel frigorifero c’erano sufficienti scorte per il pranzo con il bambino e per la cena, non sarebbe uscita, era già un poco raffreddata e non voleva prendersi un’influenza.

Strinse un’altra volta il cordone della vestaglia e mise in programma, per il primo giorno non piovoso, l’acquisto di una vestaglia di un qualsiasi tessuto non scivoloso. Meno bello, forse, meno lucido, meno facile da lavare e più lento da asciugare, ma più comodo da indossare. Accese la televisione, non la guardava neppure ma le teneva compagnia: nella casa, soltanto quattro alloggi, se ne erano andati tutti e il silenzio le metteva tristezza, forse anche un po’ di paura. Quelle fanciulle allegre, quei signori eleganti, sembrava proprio li avessero inventati per lei, per alleviare una giornata di solitudine.

Alle dieci, puntuale come sempre, passò il postino, lo guardò dalla solita finestra: no nella loro buca non aveva lasciato niente, non doveva scendere neanche oggi. Lo guardò allontanarsi sulla lambretta, coperto da una cerata gialla che svolazzava al vento. Lontano, sentiva il rumore delle automobili, quel rumore strano delle ruote che passano nelle pozzanghere, ascoltava i rumori attutiti dal tempo umido, forse la pioggia crea un velo, uno schermo, perché i rumori siano attenuati, diano meno fastidio, la pioggia forse sa di creare già tanta tristezza e non vuole esagerare.

Legge alcune notizie sul giornale di ieri, quello di oggi lo porterà suo marito questa sera, quando tornerà dal lavoro. Cronaca cittadina, pagine degli spettacoli ma si stufa subito, soltanto polemiche politiche, delitti di ogni specie e articoli su film, concerti, spettacoli che sono lontani dalla sua vita anni luce. Da quanto tempo non vanno al cinema? si chiede per un attimo ma poi arriva in bagno, deve pulire, togliere tutto quel disastro che il marito ogni giorno le lascia, prima che il bambino torni da scuola.

Pastasciutta, ma il sugo di ieri era abbondante e oggi può ancora usarlo senza doverne preparare un altro, bistecca e patatine, vorrebbe cambiare, preparare qualche cosa di diverso ma non osa insistere, Marco ama quel pranzo da sempre e non vuole disturbarlo troppo imponendogli altre cose che non ama altrettanto, le sembra sempre nervoso, non ride mai, ogni cambiamento sembra fargli del male, ferirlo. Lo sente arrivare, chiacchiera ad alta voce con l’amico che abita nella casa accanto e con cui torna ogni giorno. Gli apre la porta sorridendo, gli prende la cartella e la appoggia sulla sedia dell’ingresso. Hai i piedi bagnati? Prima di metterti le pantofole, cambiati le calze, ma fai in fretta o la pasta scuoce.

Gli parla, gli chiede della giornata a scuola ma in cambio riceve soltanto i soliti sorrisi, per sapere che cosa succede deve parlare con la maestra che ogni volta le dice che il bambino è intelligente, è buono ma non ha iniziativa, entusiasmo, le sembra poco stimolato, poco fantasioso per avere otto anni. Non sa che cosa fare, gli ha comprato tutti i giochi che voleva, il computer, forse se avesse un fratello o una sorella sarebbe diverso, avrebbe qualcuno con cui giocare ma i medici le hanno sempre sconsigliato una seconda gravidanza, non può rischiare mettendo a repentaglio la tranquillità della loro vita, adesso così calma e serena. Lo guarda mangiare la fetta di pane e nutella che chiude ogni pasto, poi scivolare in salotto, a vedere i cartoni animati mentre lei riordina la cucina.

Riannoda la cintura della vestaglia, è scivolata ancora, poi decide che forse è meglio vestirsi, forse anche la vestaglia le mette tristezza e va in camera, si cambia, indossa una tuta blu, con dei coniglietti bianchi sulla maglia e sottili righine sui calzoni. E’ ora di fare i compiti, Marco lascia la televisione con aria triste e sconsolata ma senza capricci, lentamente si sposta nella sua camera, comincia a scrivere, a leggere, Annalisa gli fa ripetere la poesia, sono versi allegri ma lui li ripete senza nessun entusiasmo, come se leggesse la guida telefonica o un volantino pubblicitario di un’impresa di pompe funebri.

Appena i compiti sono finiti ritorna alla televisione, adesso la guardano insieme, sul divano, con una merenda di latte e brioche, quelle che regalano i mostri. Continua a piovere e la tuta non ha rasserenato l’umore di Annalisa. Si siede al tavolo della cucina e comincia a pelare le patate per la cena, le macchine continuano a sfrecciare nelle pozzanghere, il cielo comincia a farsi scuro e un brivido di freddo le attraversa la schiena, forse non è bastato rimanere in casa per non prendersi l’influenza. Sente rumori per le scale, è la vicina che rientra dal lavoro, la sente parlare col marito e il clic clac delle chiavi nella toppa, poi accendono la radio e la musica arriva fino lì, non è male, dopo una giornata di silenzio. Rientra anche la ragazza del piano superiore, sente i suoi tacchi rimbalzare sui gradini, poi ogni rumore sparisce. Il vedovo arriva sempre alle otto, passa la giornata nel centro anziani e torna soltanto dopo cena, guarda la televisione fino a notte fonda, o forse si addormenta e lei sente quel brusio fino a molto tardi. Il marito è sempre l’ultimo a tornare, tra le otto e le nove, così lei prepara la cena del bambino prima, perché non debba rimanere alzato fino a tardi, due cene, tutte le sere e lei qualche volta mangia col bambino, altre volte aspetta il marito, cerca di dividersi e spesso mangia con entrambi e non dovrebbe, visto che continua a ingrassare.

Questa sera mangerà con Marco, le sembra che anche lui sia un po’ triste e pensa che mangiare da solo possa dargli fastidio. Quando arriva il marito Marco è già pronto per andare a dormire, guarderà ancora per un po’ la televisione che ha in camera, poi lo andranno a salutare, un bacino, spegnere televisione e luce e arrivederci a domani.

Il marito è stanco, ha mangiato senza neanche accorgersi di ciò che metteva in bocca, mentre lei si muoveva senza meta nella cucina, cercando un piatto, prendendo un’altra pagnotta, lavando i piatti della cena del bambino, sognando un gesto di affetto, un sorriso.

La sera trascorre tranquilla, davanti alla televisione, sullo stesso divano di sempre. Annalisa appoggia per un attimo la mano su quella del marito. “Cerchi il telecomando?” e glielo porge senza guardarla.

 

 

 

 

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