GIACOMINO
Ho cominciato in tenera età ad andare in libreria. Mi piacevano i libri e i miei genitori, grandi lettori, avevano una libreria in cui andavano da anni e a me bastava entrare, prendere il libro che mi interessava e salutare.
Carlo e Marta, i miei genitori, erano felici quando mi vedevano con un libro in mano, quando tornando a casa da scuola gli dicevo che ero passato in libreria e avevo preso uno dei libri che poi, in due o tre giorni, mi sarei letteralmente bevuto. Ho scoperto da grande che molti di quei libri erano già in casa ma mai una volta me lo hanno fatto notare: i soldi spesi a comperare libri erano sempre ben spesi e il mio rodaggio come lettore e compratore di libri è stata la cosa a cui hanno maggiormente tenuto nella mia infanzia.
Ma anche i genitori più vicini alla perfezione, e i miei sicuramente lo sono, a volte non si accorgono di creare nelle loro creature dubbi e sconcerti per il semplice fatto di non accorgersi che esistono parole che i pargoli non possono capire o fraintendono.
Mi è capitato, intorno ai sette o otto anni, di entrare nella libreria e, chiedendo un libro che un compagno o la maestra mi avevano consigliato, sentirmi rispondere che non c’era, che sarebbero andati dal distributore soltanto il lunedì successivo e di ripassare martedì a prenderlo. Visto che magari era soltanto mercoledì o giovedì, mi chiedevo perché andassero a fare benzina soltanto al lunedì, visto che Carlo e Marta e tantissime altre persone che conoscevo andavano dal benzinaio in qualunque giorno della settimana. A volte sostenevano addirittura che il distributore era chiuso per una settimana, quando Marta era passata a fare il pieno soltanto pochi minuti prima e il distributore di Giovanni, il nostro benzinaio di fiducia, quello che era lì, dietro all’angolo, a due passi dalla libreria, non era affatto chiuso e lui non aveva neanche l’aria di uno che sta per andare in vacanza.
Che mi raccontassero una bugia su un argomento tanto banale come il loro serbatoio vuoto e così difficile da riempire mi sembrava un’assurdità. E poi la cosa strana era che potessero essersi messi tutti d’accordo, una decina di persone, delle età più disparate, tutte insieme a dirsi “appena arriva Giacomino, diciamogli che non possiamo andare a fare benzina e che deve tornare a prendere il libro tra una settimana”. No, assurdo, quella signora con i capelli bianchi e quel signore con l’aria severa non potevano essere d’accordo. Passi per gli altri, erano giovani, forse avevano voglia di giocare, ma loro no!
Andavo a casa triste, pieno di dubbi e con la sensazione di essere stato ancora una volta preso in giro. Non so perché non ho mai raccontato questa cosa ai miei genitori, non mi è mai venuto in mente di chiedergli spiegazioni su questo irraggiungibile distributore. Forse avevo paura di dargli un dolore raccontandogli che in libreria, da quelli che loro consideravano carissimi amici, c’era della gente, anzi proprio tutti, che prendevano in giro me, il figlio al quale dedicavano affetto e attenzioni in quantità – allora ne avevo la sensazione, oggi ne sono assolutamente certo – unica.
O forse mi erano venuti in mente i boicottaggi che per motivi politici e culturali spesso i miei genitori mettevano in atto contro qualche marca e avevo pensato che anche i nostri amici librai avessero qualche manovra del genere in corso. Un giorno Carlo aveva raccontato del suo amico genoano che aveva dichiarato che piuttosto che andare in un distributore della Erg (che a quei tempi sponsorizzava la Sampdoria, quelli che lui chiamava i pescivendoli), avrebbe fatto anche cento chilometri a piedi. Esagerazioni, è vero, ma rendeva perfettamente l’idea. Però al suo amico non era mai capitato di fare neanche cento metri, visto che di benzine di altre marche ce n’erano a iosa. Possibile che i librai boicottassero tutte le benzine meno quella che aveva il distributore aperto soltanto il lunedì e che ogni tanto si faceva tutta la settimana di vacanza?
Luglio, Carlo e Marta hanno sempre preferito fare le ferie a luglio: meno gente, meno caldo, i prezzi più bassi. Perché non siamo mai stati ricchi e l’enorme spesa per i libri pesava sul bilancio famigliare, poi da qualche parte bisognava fare economia. Finché sono stato alle elementari siamo andati al mare, in posti carini, con città importanti e belle facilmente raggiungibili, ma senza grandi mete: i miei genitori pensavano, credo giustamente, che viaggi più culturali mi avrebbero stancato eccessivamente senza lasciarmi grandi ricordi. Mare, gelati, passeggiate, qualche monumento visitato e tanti, tanti libri letti su quelle spiagge della mia infanzia.
Tra le sedie a sdraio e gli ombrelloni c’era spazio, non come ad agosto quando sono tutti uno in braccio all’altro, e i bambini potevano giocare o leggere tranquillamente. Certo, tre persone che passano la maggior parte del tempo a leggere, una in fila all’altra, in silenzio, sollevando qualche volta la testa soltanto per rivolgersi un tenero sorriso e per leggere ad alta voce una frase particolarmente bella, incuriosiscono chi li vede.
Un giorno, mentre prendevamo il tè al tavolino del bar, un ragazzo che avevamo già visto diverse volte e che aveva la tenda non molto distante dalla nostra, si avvicinò sorridendo e salutando – come ci definì – l’allegra famigliola lettrice. Subito i miei genitori gli chiesero se anche lui era un appassionato lettore e il fanciullo rispose che, sì, leggeva abbastanza, ma soprattutto tra i libri ci viveva, visto che faceva il distributore. Lo guardai allibito: che fosse senza la tuta da benzinaio, visto che era in vacanza, mi sembrava normale. Ma non era normale che uno dicesse di “fare il distributore”: avesse detto che lavorava in un distributore o che faceva il benzinaio non mi avrebbe stupito più di tanto, anche se non mi era mai capitato di incontrare un benzinaio fuori dal suo posto di lavoro. Ma il distributore è una macchina, con i suoi bei bottoni e la pompa di fianco, mica una persona!
Carlo e Marta gli offrirono un tè, chiacchierarono a lungo di libri, anch’io raccontai le mie ultime letture e le mie visite in libreria, sorvolando sulle strane abitudini in fatto di benzina dei nostri librai e quando Luigi, si chiamava così il sedicente distributore, se ne andò in spiaggia, trovai finalmente il coraggio di chiedere ai miei spiegazioni su quello che aveva detto. Stentarono un po’ a capire la domanda ma quando dissi che il distributore è una macchina e che quello che ci lavora si chiama benzinaio, scoppiarono a ridere e ci misero molto tempo a ricomporsi, asciugandosi le lacrime che scendevano allegre e abbondanti saltellando sulle guance, dandosi a vicenda pacche sulle spalle. Non li avevo mai visti così: tra di noi si ride spesso, siamo una famiglia serena e piuttosto allegra, ma non avevo mai visto uno spettacolo simile.
Quando ripresero l’uso della parola mi spiegarono l’equivoco, mi chiesero scusa per non averci pensato e ricominciarono a ridere. Questa volta però, finalmente, ridevo anch’io. E capii che si può distribuire qualsiasi cosa, non soltanto la benzina.
Adesso mi sono messo a fare lo scrittore e ho anche alcuni amici distributori. Ma mi è rimasto qualche cosa: quando passo dal benzinaio, Giovanni è morto l’anno scorso e c’è sua figlia che lo ha sostituito, con la coda dell’occhio mi sembra di vedere pile di libri nel suo gabbiotto e quando vado da Corrado o da Anselmo, i miei amici distributori, mi sembra sempre di sentire una leggera puzza di benzina nell’aria. Pericolosa, in mezzo a tutti quei libri, soprattutto i miei.
gabriella bona