COSTRUIRE IL FUTURO TAGLIANDO LE CIPOLLE


Tutti quelli che mi conoscono sanno che c’è un posto dove è molto difficile trovarmi: davanti a un fornello. Non mi è mai piaciuto cucinare, il mio piatto preferito è l’insalata con l’uovo sodo ed è così che mi sono stupita quando la mia amica Gabriella Levrio, presidente della cooperativa Marypoppins di Ivrea che gestisce il Servizio Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati, mi ha telefonato per coinvolgermi in un corso di cucina.

“No, tu devi scrivere e fotografare!” mi ha detto di fronte alla mia perplessità. E così, per diversi sabati, lo scorso inverno, mi sono trovata davanti a pentole, fornelli, ricette. Ed è stato lì, tra quei fumi e profumi, che ho capito una cosa che mi girava nella testa da tempo: perché avevo sempre trovato indigesta la parola “differenza”.

Perché si parla sempre più spesso di differenze, di rispetto delle differenze, ma poi tutto rimane uguale: io di qui, tu di là e non si trova niente su cui costruire.

Di fronte al cibo, a quelle cipolle che ci fanno piangere ma ci uniscono perché sono alla base di qualsiasi cucina, ho capito che non è alle differenze che si deve guardare per poter convivere serenamente ma a quello che abbiamo di simile, a quello su cui riusciamo a capirci senza niente da spiegare. Le mani correvano agili e svelte sulle verdure, sui pezzi di carne, i mestoli mescolavano gli ingredienti, le dita lavavano verdure e intorno a quei gesti e a quei cibi non c’era quasi bisogno di parole: i sorrisi si accendevano perché ci riconoscevamo in gesti antichi e comuni in ogni parte del mondo.

Ho capito, e adesso ne sono assolutamente certa, che è da lì che dobbiamo partire per rendere il nostro mondo più civile ma anche più allegro e simpatico: dalle cose che ci accomunano, che non hanno bisogno di spiegazioni, che ci vedono unite in una cultura che è ovunque, che non ha differenze.

Che poi una abbia la pelle più chiara o più scura (ma, anche quando in Italia c’erano quasi soltanto italiani, c’erano bruni e biondi e questo non ha mai creato differenze), che il nostro abbigliamento sia un po’ diverso (ma guardiamoci intorno e vedremo enormi differenze anche tra gli abbigliamenti delle italiane), che a volte sia difficile comunicare quando non si sa la lingua altrui è assolutamente vero. Ma non fermiamoci lì, a contemplare le differenze: troviamo quello che abbiamo in comune, per costruire un futuro vero, senza tante parole ma con tanti gesti di affetto (nel doppio senso, visto che parliamo di volerci bene e di tagliare cipolle), di stima, di simpatia e di collaborazione.

Vi assicuro che è molto bello!

gabriella bona

 

 

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