VELO O NON VELO?

 

I primi veli che ho visto in giro per Torino non mi hanno stupita né mi hanno fatto sorgere domande.

Sono nata nel 1951 e per alcuni anni sono andata a scuola dalle suore. L’unica differenza tra questi due tipi di velo era che quello delle suore era rigido e nero, quello delle donne arabe colorato, ricamato, allegro. Ricordava molto quei foulard che dovevo mettere in inverno per riparare la testa dal freddo o in chiesa, quando il foulard era riuscito a imporsi come sostituto del velo (quel drappo in pizzo con cui le donne dovevano obbligatoriamente coprirsi il capo per poter accedere alla comunione).

Oggi chi va in chiesa può mettere il velo, il foulard, il cappellino oppure niente (non frequento le chiese da decenni ma queste cose si sanno anche fuori).

Il velo islamico, non ho mai visto in giro burqa o altri abbigliamenti che non lascino vedere il viso, continua a non crearmi problemi. È un simbolo di sottomissione, d’accordo, ma quanti lo sono ma siamo talmente abituati a vederli da non accorgercene più?

Ho letto che anche i vestiti striminziti delle ragazze occidentali (ma nessuno parla mai dei pantaloni a vita bassissima dei maschi che ci obbligano a guardare i loro glutei pelosi?) sono l’altra faccia della medaglia. Ho letto anche che però è meglio essere liberi di vestirsi in modo minimo che essere obbligati a nascondere una parte di sé. Ecco, io quella non la chiamo libertà: ci sono troppe situazioni in cui o sei così o vieni emarginato, sia il provino per fare la velina che il gruppo amicale che ha assunto quello stile. Una ragazza vestita come negli anni Sessanta (gonna, camicetta, scarpe basse) oggi è vista come una bacchettona. Una ragazza vestita come negli anni Settanta (jeans, maglietta larga e lunga, borsa sdrucita a tracolla) come un residuato bellico di chissà quale guerra. Le ragazze vanno ai colloqui di lavoro (perché di lavoro ce n’è poco poco) non soltanto con il loro bagaglio culturale e di esperienze lavorative ma anche con tutto il meglio del loro corpo messo in vista, accattivante (e la chirurgia estetica ha raggiunto cifre enormi perché non tutte sono dotate da madre natura di qualche cosa di particolarmente accattivante). Non parliamo poi di escort e compagnia bella.

Mi sembra che non ci sia un solo posto nel mondo dove sia possibile scegliere liberamente come vestirsi, a meno di essere ormai anzianotte, come me, ma anche lì non è sempre così facile: non metto il velo e neppure il foulard ma porto allegramente in giro i miei capelli bianchi. E ogni momento devo giustificare la scelta di non tingerli.

La libertà passa anche dalle piccole cose, dalle scelte individuali accettate con tranquillità, senza il bisogno di sentirsi parte di un gruppo, di un branco, di chissà che cosa.

Non sono favorevole né contraria al velo, ritengo che in un mondo in cui spariscano quelli che pensano di avere la verità e tentano di imporla agli altri, ognuno potrebbe vestirsi, e di conseguenza vivere, come preferisce e tutto sarebbe più facile, più felice, più pacifico.

 

 

 

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