12/14 settembre 2008: Ciclomundi e dintorni
La prima bicicletta l’ho trovata sotto l’albero di Natale del 1953. Due ruote e due ruotine per mantenere l’equilibrio e un telaio rosso sfavillante. Avevo due anni e devo essermi sentita grande: la bicicletta era il mezzo di trasporto normale di quasi tutte le persone che conoscevo.
Oggi, di fronte a una bicicletta rossa, come quella che mi sono comprata quattro mesi fa, sono ritornata di nuovo bambina e, parafrasando una battuta di Altan, quando sono partita per Portogruaro e per la seconda edizione di Ciclomundi – festival nazionale del viaggio in bicicletta -, ho sentito che stavo portando in vacanza la bambina che c’è in me.
Quest’anno il viaggio verso Portogruaro è filato liscio, senza i ritardi dello scorso anno. I treni continuano a essere scomodissimi per chi viaggia in bicicletta: sembra che Trenitalia faccia tutto il possibile per scoraggiarci, con scalini altissimi, quasi insormontabili (che creano problemi non soltanto a noi ciclisti ma anche a persone anziane o con difficoltà di movimento), porte che non stanno aperte, mancanza di strumenti a cui ancorare i nostri mezzi o, dove ci sono, costruiti con una logica assurda che li rende quasi inutilizzabili. Per fortuna il personale è quasi sempre gentile e comprensivo: Dà volentieri una mano a caricare le bici e non si scandalizza di fronte alle parolacce che escono istintive di fronte a difficoltà varie, a manubri che diventano ingestibili, pedali che sbattono contro i polpacci nell’ardua impresa di issarsi sul treno con una bicicletta tra le braccia.
All’arrivo a Portogruaro però c’è la gioia di ritrovare l’Armata Ediciclo, poche persone ma piene di entusiasmo, di idee e di affetto sincero. Ti senti a casa, accolto da sorrisi e abbracci. Stare con loro e dare una mano durante il Ciclomundi è stato un vero piacere.
Giovedì e venerdì ho pedalato nei dintorni. Ho scoperto Cordovado, una splendida cittadina friulana, diversi mulini sulle acque del Lemene, poi verso sud, alla Brussa immersa in una zona bellissima, ho costeggiato fiumi e canali, ho provato strane sensazioni a coprire chilometri che, come direbbe Pastonesi, hanno l’altimetria di un tavolo da biliardo. Già, perché abituata ai saliscendi canavesani e a sentire le gambe che faticano in salita, a dover stare attenta nelle discese, avevo l’impressione che non fossero i piedi a spingere i pedali ma i pedali a trascinare i piedi in una gita in cui faticare era assolutamente impossibile.
Un furioso temporale venerdì pomeriggio, poi la pioggia è cessata e Ciclomundi è stato inaugurato con una serata dedicata ai pionieri del viaggio in bicicletta: il libro di Luigi Rossi “L’anarchico delle due ruote – Luigi Massetti: il primo cicloviaggiatore italiano, Milano-Chicago e altre imprese di fine Ottocento” accompagnato da Alberto Fiorin e dalle letture e musiche di Guido Rigatti
Sabato sotto la pioggia per tutta la giornata. Peccato per la mostra d’arte e le installazioni all’aperto nella zona centrale della città e nel parco della Villa comunale: la visibilità, sotto la pioggia, oltre che scomoda, impediva di apprezzare i colori e i giochi di luce che il sole avrebbe proposto. Gli spettacoli serali “ Ciclo-stornellatori” e “Storie d’amore e di bicicletta. La rivoluzione su due ruote” sono stati trasferiti al Palazzetto dello sport e hanno riscosso un ottimo successo. Tutte le altre manifestazioni si sono svolte come se ci fossero sette soli: incontri e presentazioni hanno avuto un foltissimo e attentissimo pubblico e l’organizzazione ha dimostrato di essere eccellente. Miracoli della bicicletta: più le condizioni si fanno difficili, più ci sentiamo sfidati da quello che ci circonda e più siamo contenti, quanto meno di dimostrare che ci siamo, che possiamo farcela, che non c’è niente di impossibile.
Anche se poi c’è subito qualcuno che riesce a farci notare che non stiamo facendo nulla di eccezionale. Ascoltando Claudia Perugini e Marco Pastonesi e le loro avventure in terra africana, Claude Martheler che con 80 kg di bagaglio ha attraversato il mondo in sette anni o Willy Mulonia che ha pedalato dalla Terra del Fuoco all’Alaska, il nostro dover attraversare la piazza tra un incontro e l’altro con mantellina impermeabile o ombrello si dimostra subito una stupidaggine.
Domenica mattina e ancora pioggia. Ma la piazza è di nuovo piena di ciclisti e biciclette. Qualche imprecazione ma si continua. Si passa dalla Siberia ai Balcani, si approda in Cina e Tibet: parole, immagini, libri e un pubblico anche oggi folto e appassionato. C’è grande attesa per Paolo Rumiz che però è rimasto bloccato in Canada ma Massimo Cirri ed Emilio Rigatti riescono a entusiasmare gli spettatori presenti al primo piano del Palazzo comunale.
Intanto, al piano terreno, Francesco Tullio Altan svolge un appassionante laboratorio con i bambini dai 5 ai 9 anni. Per tutto il pomeriggio li vedremo passare con i fogli sui quali il papà della Pimpa ha disegnato per loro. Sono raggianti!
Si presenta anche lo speciale “Qui Touring” dedicato alla bicicletta: un ritorno alle origini, ai pionieri del Touring Club Ciclistico Italiano.
Nel pomeriggio le nuvole se ne vanno, non ne rimane neppure una briciola , il sole dà il giusto valore all’allestimento e alle installazioni. In piazza “Flaut’n’Bike”, un intervento musicale della scuola Gaspari di Latisana e lo spettacolo di strada “La bicicletta bizzarra e i venditori di cose inutili” del Maletin del Babau: risate assicurate per grandi e piccini.
Anche quest’anno ci sono il ciclotaxi, la ciclofficina, il gioco delle biglie, diversi stand di gruppi e associazioni collegati alla bicicletta. Inoltre, nel palazzo comunale, sono esposte diverse biciclette d’epoca.
È sera, l’omino di Altan, con la sua bicicletta che ci ha accompagnato anche quest’anno, se ne va, stampato sul grandissimo pallone che per tre giorni ha segnalato il cuore della manifestazione. Vola in alto, parte tra applausi e brindisi, lo seguiamo mentre si allontana verso sud: sta già pedalando verso la terza edizione.
Poi anch’io riprendo il viaggio: treni scomodi ma in orario e personale anche questa volta molto gentile. Chissà se il prossimo anno troverò treni migliori? Perché è chiaro: mi sto già organizzando per la terza edizione.
Intanto continuo ad assaporare il piacere di essere riuscita a vivere queste giornate, un clima diverso da quello solito, frettoloso e cittadino. L’idea che un modo diverso di vivere, più lento e più pacifico, sia possibile ha attraversato tutte le giornate e la speranza è che ognuno di noi la porti in giro, tentando di contagiare i mondo.
gabriella bona