CICLOMUNDI
Portogruaro (Venezia) 15 e 16 settembre 2007
Ciclomundi è il 1° festival nazionale del viaggio in bicicletta, organizzato dalla casa editrice Ediciclo con il patrocinio della Regione Veneto, della provincia di Venezia, del comune di Portogruaro, dell’APT della provincia di Venezia e di FIAB, Ancma, Udace Venezia, Uisp ed Eticamente e si inserisce tra le manifestazioni della Settimana europea della mobilità sostenibile.
12 settembre
La mia Ciclomundi è cominciata qualche giorno prima: alle 7 del mattino siamo partite da casa, io e la mia bicicletta. Il treno da Ivrea a Chivasso è insolitamente in orario. Il vano per le biciclette, però, è chiuso a chiave. Il capotreno arriva per aprirlo venti minuti dopo (quando è quasi ora di scendere) e posso sistemare la bici e sedermi per cominciare la lettura dei giornali.
A Chivasso il treno per Milano è annunciato con venti minuti di ritardo. In breve tempo i minuti diventano 25, 35, 45. Poi arriva, con 55 minuti di ritardo. Nel frattempo hanno annunciato che il Pinerolo-Milano Centrale è stato soppresso. “Ci scusiamo per il disagio”, annuncia l’altoparlante. È appena partito un treno con le prime carrozze graffitate, disegni belli, colori allegri. Poi sfilano le carrozze non decorate, brutte, grigie, con la vernice scrostata. Mi sono chiesta se, invece di punirli, i ragazzi con la bomboletta non andrebbero premiati. Un po’ di colore per i disagiati viaggiatori.
Le ferrovie fanno di tutto per scoraggiare i passeggeri ciclisti. Il treno da Chivasso arriva in Centrale ma quello per Venezia parte da Milano Lambrate. Ma, con la coincidenza di un’ora e mezza, pensavo di non avere problemi. A Milano siamo arrivati con quasi un’ora di ritardo. Anzi, come ha recitato la voce dell’altoparlante: “Il treno ha maturato 56 minuti di ritardo”. A quel punto ho pensato che la metropolitana fosse la soluzione. Bicicletta in braccio, mi sono lanciata giù per la scalinata della stazione, poi nella fossa della metro, dove ho trovato un signore che mi ha detto, molto poco gentilmente: “No, niente bici fino alle 10 di sera”. Sono risalita e, senza sapere bene dove fosse Lambrate, mi sono messa a pedalare per le vie di Milano e il treno sono riuscita a prenderlo, all’ultimo minuto. Il vano delle bici non ha nessun tipo di bloccaggio, l’ho lasciata appoggiata a una parete, sperando che non cada.
A Venezia il treno per Trieste è in ritardo. Dopo mezz’ora è stato annunciato un locale per Portogruaro. Meglio di niente. L’ho preso e a San Donà di Piave il capotreno ci ha avvertiti che il Trieste ci aveva raggiunti e che potevamo prenderlo, risparmiando un quarto d’ora. Visto che non dovevo scendere nel sottopassaggio per raggiungerlo (la bici pesa!) ho cambiato treno. Sono arrivata alle 16,30, con le braccia a pezzi per tutte le scale che, su e giù, avevo fatto in ogni stazione per raggiungere i binari.
Dopo aver lasciato lo zaino in albergo, sono andata alla sede della casa editrice Ediciclo, che organizza Ciclomundi, e lì ho trovato Vittorio, Lorenza, Vanessa, Michela, Lucia, immersi in un lavoro enorme ma sorridenti e accoglienti e mi sono subito dimenticata fatica, scale e ritardi. La bicicletta è un altro mondo. Provare per credere!
È incredibile il lavoro necessario per organizzare una manifestazione simile e sono in cinque a fare tutto.
13 settembre
Questa mattina ho aiutato Vanessa ad attaccare le frecce che indicano il percorso per arrivare in centro città, dove si svolgerà Ciclomundi. È stato divertente e mi è servito per conoscere un po’ Portogruaro, una cittadina bella e allegra.
Nel pomeriggio ho continuato a pedalare e a scoprire posti nuovi. Sono andata a Concordia Sagittaria, dove i romani producevano frecce (non stradali, quelle da scagliare contro i nemici).
14 settembre
Ci sono città dove in bici non si può proprio andare. Oggi sono a Trieste. È bellissima ma, a parte il lungomare, la bici è rimasta ferma in piazza Goldoni. Salite da gran premio della montagna, strade strette, un traffico caotico e nugoli di moto e motorette che tentano di abbatterti come in un videogioco. Per fortuna non c’era la bora.
Ci sono pullman comodi che arrivano ovunque e scalinate (per San Giusto 252 gradini).
Domani comincia Ciclomundi.
15 settembre
È cominciato Ciclomundi. Alle nove del mattino, attorno al municipio – una costruzione medioevale, originale nella sua struttura architettonica e nell’aria di serenità che dona alla piazza – sono allestiti i padiglioni e cominciano a circolare colorati ciclisti. Lo stand delle informazioni, sormontato da una colonna di palloncini blu con in cima un enorme pallone giallo con il logo della manifestazione disegnato da Altan, è gestito dalla truppa di Ediciclo che, per l’occasione, si è rimpolpata di altre persone, simpatiche, competenti, attente a tutto quello che succede e a tutti quelli che arrivano. Piazza della Repubblica (davanti al municipio) e piazzetta della Pescheria (dietro al municipio, uno spazio che si apre sulla sponda del fiume Lemene, pieno di pesci e di uccelli acquatici, meta di bambini, sposi e passanti), ospitano il bazar dei viaggiatori, l’oasi, la tienda, le piste per giocare con le biglie dei ciclisti, il laboratorio per i bambini. È stata anche montata una jurta, tenda originaria della Mongolia e usata in Kazakistan. Il municicpio è aperto e ospita, al piano terreno, la mostra di biciclette, maglie, fotografie del Museo del ciclismo Alto Livenza e, al piano superiore, nella sala consiliare, alcuni degli incontri in programma. Il dehors del caffè Roma accoglie gli autori che presentano i loro libri e i loro viaggi nello spazio denominato “Caffè a pedali”.
Sotto il campanile pendente c’è una scuola di mountain bike per bambini. Tutto attorno si sentono voci, campanelli, saluti, chiacchiere, risate e il richiamo del ciclotaxi, un risciò che collega ecologicamente la stazione ferroviaria con il centro di Ciclomundi, guidato da atletici volontari pedalatori.
Le automobili non ci sono, passano altrove e il loro continuo e fastidioso rumore, la colonna sonora delle nostre giornate, ce lo dimentichiamo tutti volentieri.
Gli incontri si susseguono e si incrociano. Matteo Scarabelli, Alberto Fiorin e Emilio Rigatti sono ovunque, conducono con maestria, raccontano con passione le loro avventure di cicloviaggiatori, il piacere di attraversare il mondo a contatto con il mondo, il suo lento cambiare da un luogo all’altro, il senso del viaggio: per il turista ciò che conta è la meta da raggiungere nel più breve tempo possibile mentre per il viaggiatore è proprio il viaggio, il lasciarsi scivolare verso l’altrove, con una meta che può cambiare, che ha un’importanza relativa. E tante donne. Carla Figini che, con il marito Aldo Arrighi, ha viaggiato in bici per un anno, per 24 000 chilometri, arrivando fino a Capo Nord. Cecilia Gentile e Sandra Segato, le “donne a pedali”, che hanno viaggiato in Senegal e in Canada e Alaska e le esperienze di ragazzi e giovani viaggiatori, in una scuola in cui la bicicletta diventa strumento didattico e educativo.
Parole, immagini, ricordi e lampi di luce e di felicità che attraversano lo sguardo di chi sta raccontando, in modo entusiasta e coinvolgente, portando anche noi lontani, verso mondi e storie nuove, paure e pregiudizi che, grazie alle due ruote, vengono facilmente superati e dimenticati.
Ci sono simpatia, amicizia, solidarietà, sentimenti pacifici e affettuosi nel mondo delle biciclette. C’è anche eleganza nello stare dritti in cima a un sellino invece che in basso, sprofondati in un sedile di un’automobile. Ce lo racconta Didier Tronchet, autore del libro “Piccolo trattato di ciclosofia”, assieme a Emilio Rigatti. È l’inizio della serata conclusiva della prima giornata di festa. Poi il concerto spettacolo dei “Tête de Bois”: luci, canzoni, voci, disegni, in una coreografia di ruote di bicicletta che sottolineano momenti particolari del ciclismo e dell’andare in bicicletta. Il tempo è stato splendido: sole e caldo e una serata fresca ma piacevolissima, nel parco della Pace della Villa comunale.
16 settembre
Seconda giornata. Le previsioni danno cielo coperto ma la domenica si presenta con l’abito migliore, che non smetterà per tutto il giorno: cielo azzurro, neppure una nuvoletta e, anche meteorologicamente, sarà una giornata perfetta.
L’incontro clou della giornata è con due splendide ottantenni. Canzianilla Gasparetto che, nel 1942, assieme a due sue sorelle, con le loro biciclette senza cambio, ha fatto il giro dei passi dolomitici, per 800 chilometri, spingendo le biciclette su e giù per le montagne in una “gita” eccezionale. E Margherita Hack, l’astrofisica che ha sempre amato lo sport, dall’atletica alla pallavolo e la bicicletta che dà la sensazione della libertà e aiuta a pensare e a riflettere. Non è un caso, dice, che molti scienziati abbiano amato questo mezzo di trasporto e che Marie e Pierre Curie abbiano fatto il viaggio di nozze in bicicletta. Ancora donne: Verena Lepre ci ha raccontato, con parole e diapositive, il viaggio di otto anni e mezzo che ha fatto con il marito Luciano attorno al mondo: 20 000 chilometri attraverso Europa, Medio Oriente, Asia, Americhe.
Un altro astrofisico, Vittorio Napoli, in bicicletta rincorre le eclissi. Attraverso il mondo, alla ricerca dei deserti, per evitare l’inquinamento atmosferico e luminoso e poter vedere e studiare le eclissi.
La giornata si è conclusa con un’allegra pedalata, strade chiuse alle automobili per i più di duecento pedalatori, che per qualche ora hanno potuto godersi la natura e la compagnia senza pericoli.
Alla fine un po’ di tristezza, nel dover tornare nel mondo “normale”. Quella tristezza tipica, che segue i momenti in cui si è stati bene, in cui ci si è sentiti felici. Tra il suono dei campanelli, italiani e stranieri, gli abbracci, nella magica atmosfera del tramonto, ci salutiamo con un affettuoso arrivederci!
17 settembre
Oggi riprende il mio Ciclomundi. Treno fino a Cervignano e in bici a Aquileia: basilica, museo archeologico nazionale, una pedalata fino alla laguna su strada bianca dove ho incontrato soltanto qualche fagiano che passeggiava tranquillo.
La basilica è bellissima, il percorso sterrato per raggiungerla, lungo il fiume Natissa, circondato da pioppi e resti romani è caratteristico e molto bello. Il museo raccogli opere antiche di grande valore nelle diverse sale e in un ampio cortile. Un po’ di pioggia ma niente che sia riuscito a limitare il piacere di una giornata sui pedali.
18 settembre
Comincia l’ultima tappa. Questa mattina un ultimo giretto per Portogruaro, un saluto alla fantastica banda di Ediciclo e via, verso la stazione. Sembra un sogno: il treno da Portogruaro a Venezia è in orario e parte e arriva sul primo binario. Vuol dire che non devo fare sottopassaggi, con lo zaino in spalla, la bici in braccio e i pedali che a ogni mossa sbagliata mordono i polpacci. Ma basta uno sguardo sul tabellone delle partenze per capire che il miracolo è già finito: ritardi di 90, 120 minuti su quasi tutti i treni. Il temporale notturno (che ha fatto spazio a una giornata di sole) ha bloccato la stazione di Padova e, invece che alle 13,41, riesco a partire alle 14,45. Naturalmente dal binario 9 e io sono sul 7 ad aspettare quello precedente che si è volatilizzato. Altro giro nel sottopassaggio e, nella fretta, gran botta di pedale sullo stinco.
Ho finito di leggere l’ultimo libro di Gabriel Garzía Márquez “Diatriba d’amore contro un uomo seduto” e ho cominciato “La rivale” di Eric-Emmanuel Schmitt. Leggendo il tempo passa piacevolmente e, come succede pedalando, ci si ritrova più calmi e sereni.
Il resto del viaggio è stato un susseguirsi di ritardi, sottopassaggi, treni misteriosamente scomparsi dai tabelloni e soltanto la gentilezza di mia sorella che è venuta a prendermi alla stazione di Chivasso ha permesso che un Portogruaro-Ivrea non durasse dodici ore.